FESTIVAL DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE – 06.06.2018

Ore 15.00: tra un caffè, un succo di frutta e un paio di pasticcini, la platea si sistema e nell'auditorium del MAXXI di Roma ha inizio l’evento che concluderà il ciclo del Festival di Sostenibilità 2018. Sponsorizzato da Enel e dal GSE (Gestore Servizi Energetici), si focalizzerà sugli obiettivi 7 e 13 dello sviluppo sostenibile dell’Agenda Europea per il 2030.
Enrico Giovannini, portavoce di ASviS, apre le danze, annunciando che la Spagna e la Francia hanno creato un Ministero per la Transizione Ecologica e Inclusiva e ci domanda: e l’Italia? Beh, l’Italia non ha nemmeno un governo definitivo in questo momento, però non abbandonate le speranze: alla Camera dei Deputati è appena stato formato un nuovo gruppo parlamentare per lo sviluppo sostenibile. E’ un piccolo passo, ma pur sempre un passo.

Diego Gavagnin modera la prima tavola rotonda, durante la quale quattro personalità contribuiscono a sviscerare il problema della transizione alle rinnovabili. Parlano Luca Barberis, direttore dello sviluppo sostenibile del GSE, che racconta il ruolo di manovratore super partes della sua attività. E’ poi il turno di Giovanni Tula, responsabile di Sostenibilità e Innovazione di Enel Green Power, che spiega come l’azienda sia riuscita a esportare le sue tecnologie rinnovabili in giro per il mondo, rendendole competitive sul mercato estero. Gianni Silvestrini, del Kyoto Club, racconta che lunedì 11.6.18 si discuterà a Lussemburgo degli obiettivi di efficienza energetica dell’Europa e di come raggiungere il target di rinnovabili nel 2030. Afferma che, a questo proposito, la SEN (Strategia Energetica Nazionale) è un provvedimento troppo poco ambizioso. Filippo Ranci, infine, professore della Cattolica di Milano, annuncia che, nonostante tutto, in Europa e in generale nei paesi in espansione economica come Cina e India, il target di rinnovabili sarà raggiunto e anche quello di accesso all’energia elettrica. In tutte le aree geografiche del globo, tranne una: l’Africa Subsahariana. Qui oggi 600 mila persone non hanno accesso all’elettricità. E nel 2030? 600 mila, comunque. Oggi un numero tra 2 e 4 milioni di persone muore ogni anno prematuramente a causa dell’inquinamento domestico e invertire questo trend è difficile e faticoso. Le ONG stanno facendo molto, ma non possono essere abbandonate. Enel annuncia: "siamo impegnati a diffondere le conoscenze tecniche necessarie a livello locale tra le donne delle comunità.” Sarà la generazione distribuita ad avere la meglio in Africa? Ai posteri l’ardua sentenza.

A fine tavola rotonda si cambia tema e ci si sposta a parlare del sistema di incentivi italiano, che tutti ritengono sia stato un disastro. Enel, da parte sua, dà un barlume di speranza: “la fine degli incentivi non ci spaventa, stiamo lavorando al repowering di vecchie tecnologie". A metà pomeriggio, Elena Puddu introduce la sua organizzazione: NoPlanetB, che si occupa di cooperazione e sviluppo, dando sostegno a quelle associazioni che vogliono sviluppare idee innovative per la lotta al cambiamento climatico.

Inizia quindi la seconda tavola rotonda, moderata da Donato Speroni di ASviS, che si concentrerà sul tredicesimo obiettivo: la lotta al cambiamento climatico. Inizia subito Toni Federico, sempre di ASviS, parlando di quanto sia importante il modo in cui il cambiamento climatico viene raccontato. Entro il 2050 il sistema deve essere completamente decarbonizzato, il 2030 non rappresenta nulla in questa battaglia, ma deve essere chiaro che la vera sfida viene nella seconda metà del secolo. Il riscaldamento globale non dipende dalle emissioni annue, ma dalla concentrazione totale di gas climalteranti in atmosfera. “Chiudere i rubinetti” della CO2, non sarà quindi sufficiente a risolvere il problema. La CO2 già in atmosfera andrà risucchiata e per farlo servono nuove idee, oltre alla CCS (Carbon Capture and Storage) e allo sfruttamento di riforestazione e biomasse più CCS. Ci sono due aspetti fondamentali di cui tenere conto: più ritarderemo i provvedimenti, più CO2 dovremo catturare negli anni a venire; investire sulla CCS potrebbe rappresentare un incentivo per continuare ad emettere.

Mara Cossu parla per il Ministero dell’Ambiente, ma fa un intervento molto confuso, dal quale non si riesce ad evincere quale sia il vero impegno dello stato riguardo ai temi trattati. Lascia trapelare inoltre un’informazione piuttosto preoccupante: avete presente il piano clima energia, la SEN e l’agenda 2030? Ecco, in Italia questi fogli di carta non sono ancora stati accompagnati da alcun piano di attuazione. Attendiamo fiduciosi(?).

Giuseppe Lavazza, di Lavazza, appunto, e Marjorie Breyton, di Unipol, sono chiamati a testimonianza di attività di business virtuose, facendo parte di due realtà che hanno saputo conciliare la necessità di crescita economica di un’azienda e la scelta etica di portare avanti dei business sostenibili da tutti i punti di vista (economico, sociale e ambientale). Parla, infine, Maria Grazia Midulla, del WWF, che porta una nota di pessimismo, proprio a fine lavori, dicendo che l’accordo di Parigi lascia troppo spazio al free riding e che siamo tremendamente in ritardo rispetto agli obiettivi, già scarsamente ambiziosi, che ci eravamo posti. Note finali: Toni Federico propone metodi quali la carbon tax per aiutare il sistema a transitare verso un futuro sostenibile più velocemente e la Breyton ci ammonisce: “muoviamoci, o i costi del cambiamento climatico diventeranno insostenibili.”

A chiudere la giornata sono gli interventi di Sperandini, presidente del GSE, e Tamburi, direttore di Enel Italia, che riconfermano la volontà delle proprie aziende di impegnarsi su entrambi gli obiettivi discussi oggi. Speriamo che l’impegno concreto di tutte le forze intervenute oggi possa fare davvero la differenza.

Cecilia Vicinanza

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