Zero-Waste Challenge

Negli ultimi tempi capita di sentir parlare di zero-waste, uno stile di vita che alcuni “folli” (leggi: grandi amanti della natura) hanno deciso di adottare. Le due “folli” di Free2Change, Cecilia e Francesca, hanno provato a praticarlo per ben quattro settimane, lanciandosi in una sfida agguerrita a chi produce meno rifiuti, con tanto di giudice severissimo (Chiara)! Ma di cosa si tratta esattamente?
Il movimento zero-waste ha le sue radici già a partire dagli anni settanta, anche se è solo nell’ultimo periodo che ha avuto una vera e propria esplosione, con la complicità dei mass-media, che stanno dando sempre più spazio ai grandi temi ambientali, non ultimo quello della produzione di rifiuti.

Adottare uno stile di vita che prevede il quasi abbandono di una pattumiera, al giorno d’oggi, è tutt’altro che semplice, in primo luogo a causa delle nostre abitudini quotidiane: parliamoci chiaro, andare al supermercato a fare la spesa è obiettivamente una gran comodità!
Tuttavia, provare a fare zero-waste, anche solo per un periodo limitato, regala l’enorme potere di riacquisire una nuova consapevolezza verso quello che acquistiamo. In questo modo, possiamo diventare noi gli attori principali delle nostre scelte, troppo spesso dettate solamente dalla soddisfazione di un bisogno contingente, ma molto raramente fatte in piena coscienza dell’intero processo di produzione dei prodotti, o dell’impatto che le nostre scelte hanno sull’ambiente e sulla società.

Non è un caso che la zero-waste challenge di Cecilia e Francesca sia partita proprio da qui, dalla consapevolezza, tramite l’annotazione di ogni singolo rifiuto prodotto nel corso di una settimana. Man mano che la sfida andava avanti, una delle soddisfazioni maggiori era proprio osservare come la lista dei rifiuti si riducesse progressivamente, fino al punto di contenere solo pochi, inevitabili, punti.
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che quando si parla di zero-waste, lo zero rappresenta perlopiù un obiettivo verso cui tendere, piuttosto che un risultato da ottenere a tutti i costi. Esistono, infatti, dei rifiuti che non si può fare a meno di produrre, primi tra tutti gli scontrini, ma anche cose come etichette, cerotti o vecchi calzini.

Cerchiamo però di capire come si può fare per provare a ridurre i nostri rifiuti: può sembrare un’impresa titanica, ma in realtà, con un po’ di organizzazione, si possono riuscire a fare dei piccoli grandi cambiamenti.
Il primo passo da compiere è sicuramente quello di andare a cercare il mercato rionale più vicino a casa: lì si possono trovare (spesso a prezzi molto convenienti) frutta e verdura di stagione, legumi, frutta secca, formaggi, snack e sfizi vari…E non è difficile convincere i commercianti a mettere i prodotti nei vostri contenitori, anche perché per loro si tratta anche di un piccolo risparmio!
E per tutto il resto? Ci sono i cosiddetti “negozi alla spina” che vengono in nostro aiuto. Facendo una piccola ricerca, infatti, non è difficile trovare questi piccoli empori dove si possono acquistare pasta e cereali di vari tipi, tè e tisane, caffè, farine, uova, pane e tantissimi altri prodotti alimentari, ma non solo: si possono trovare sfusi anche quasi tutti i prodotti per l’igiene personale e della casa, solitamente biodegradabili e cruelty-free (prodotti non testati sugli animali), oltre a tanti ingredienti per i più coraggiosi, che mirano a produrre detergenti e cosmetici fai-da-te, come acido citrico, percarbonato, olio di cocco e burro di karitè.

Questo, in realtà, rappresenta solamente un punto di partenza, quello più immediato, ma fare zero-waste è molto di più, significa decidere di fare delle scelte ecologiche giorno dopo giorno, magari partendo da cose molto semplici, come evitare l’acqua in bottiglia, o ripescando delle vecchie abitudini, come usare fazzoletti e tovaglioli di stoffa, o anche propendendo per alternative più moderne, come sostituire gli assorbenti (uno dei rifiuti più inquinanti in assoluto) con le coppette mestruali.
Un’altra idea è quella di decidere di scegliere le alternative più ecologiche dei prodotti che normalmente acquistiamo. Ad esempio: sapevate che esistono la carta da forno e gli spazzolini da denti compostabili? Oppure che l’eterno allume di potassio funziona meglio di qualsiasi deodorante in circolazione? Se si punta a essere super-virtuosi, poi, si può pensare di andare a fare i nostri acquisti a piedi o in bici, che sono i mezzi di trasporto più ecologici a nostra disposizione!

Ma le nostre ragazze come avranno fatto? E soprattutto…chi avrà vinto la sfida?

Se volete sapere com'è andata non resta che leggere la loro intervista su The Submarine: http://thesubmarine.it/2018/05/17/trenta-giorni-senza-produrre-rifiuti/

Trovate i video girati durante la sfida sul canale Instagram (@32change).

Se poi pensate di poter essere più bravi di loro, o avete deciso di cimentarvi in qualcosa di simile, fatecelo sapere!

Francesca Pinto

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