Tra baguettes e boulevards, Marche pour le Climat – 8.09.2018

Visto e vissuto per voi: non è da tutti i giorni avere la fortuna di trovarsi in Erasmus a Parigi tra agosto e settembre, nello stesso periodo in cui la Francia ha subìto un brusco sgambetto nella corsa – uno scatto da 100 m, per l’esattezza, giusto per indicare la fretta che dovremmo avere – verso la sostenibilità. Si parla della “Marche pour le climat” dell’8 settembre 2018, manifestazione organizzata come reazione all'annuncio del 28 agosto delle dimissioni dello scoraggiato ministro della transizione ecologica francese Nicolas Hulot – che, prima di quella data, tutti in Italia credevano fosse solo un presentatore televisivo, grazie ai documentari naturalistici estivi di SuperQuark.

Siamo realistici per un secondo, questo evento non avrà lunga memoria… ma in ogni caso può offrire un’occasione di riflessione sui tre personaggi che, in un modo o nell’altro, ne sono stati protagonisti o attenti osservatori: il sopracitato ministro-divulgatore-naturalista Nicolas Hulot; il 27enne uomo-qualunque e futuro padre di famiglia Maxime Lelong; e infine la donna degna di possedere una foto tra le 116 scelte da Carl Sagan nel ’77 per comunicare agli alieni, nelle missioni Voyager, dove e come si trova la Terra, Jane Goodall (cosa c’entra lei? Con calma, ora ci arriviamo, e in ogni caso c’entra sempre).

Partiamo però dalle origini: come è iniziata? Il 28 agosto, durante la trasmissione France inter, Nicolas Hulot annuncia le sue dimissioni dall'incarico di ministro della transizione ecologica del governo Macron, affermando di non volere più mentire a se stesso facendo credere a tutti di stare facendo qualche cambiamento: no alla “politica dei piccoli passi”, il pianeta non si accontenta delle piccole cose, serve un cambiamento radicale immediatamente, non c’è nulla di più urgente, “Ho una società strutturata che va in giro per difendere la biodiversità? Ho un'unità nazionale su un problema che riguarda il futuro dell'umanità”?

« Est-ce que j’ai une société structurée qui descend dans la rue pour défendre la biodiversité (…), est-ce que j’ai une union nationale sur un enjeu qui concerne l’avenir de l’humanité et de nos propres enfants ? »

A questa brutta sorpresa Maxime Lelong, dall’alto del suo divano – l’uomo infatti “non ha mai manifestato nella sua vita, mai aderito a un partito, un sindacato o un’associazione” – si indigna: l’uomo su cui tutti i francesi puntavano per salvare il pianeta si è appena dimesso, e ora chi fermerà i combustibili fossili? “Durante la ricerca sulle reti, non ho trovato nessun evento pianificato per difendere il clima, quindi ho iniziato io”, a cominciare da una marcia a Parigi per protestare contro una politica che, a quanto pare, mette l’ambiente al secondo posto. È verosimile pensare che si aspettasse che all’evento su Facebbok rispondesse solo una manciata di amici…

… e invece i “Parteciperò” sono 16 mila, con più di 80 mila interessati. La marcia esce anche dai confini parigini e approda fino a Lille, Strasbourg, Bordeaux, Marseille e Nantes. Inizialmente è fissata per il 2 settembre, ma poi alcune organizzazioni ambientaliste lo convincono a spostarla all’8 così da unire le forze con un altro mastodontico evento, già stabilito proprio per l’8 settembre, che è Rise4Climate.

« Urgence climatique, réveillons-nous ! », « Vos petits pas, ça suffit pas », « Le climat n’attend que toi », « Less consumption more emotion », « Changez le système, pas le climat », « Planet before profit », « Et un, et deux, et trois degrés, c’est un crime, contre l’humanité. »

L’evento a Parigi parte dall’Hotel de Ville per finire in Piazza della Repubblica, i partecipanti sono 115 mila in tutta la Francia secondo le ONG che hanno contribuito ad organizzarlo, di cui 50 mila solo a Parigi (18 500 secondo la polizia). Musica e balli, cartelli e applausi, vie bloccate e tanto caos, neanche un parcheggio del bike-sharing. Il tutto si chiude verso le 19, tutti tornano a casa.

Ok, proviamo ora a trovare una morale della storia.

Di sicuro c’è da dire che Hulot è il simbolo di una difficile equazione tra due mondi, l’economia e l’ecologia, una incompatibilità che lo ha portato alla sua scelta: “Le dimissioni di Nicolas Hulot sono venute a chiarire il fatto che le politiche liberali, come quella guidata da Emmanuel Macron, sono incompatibili con l'emergenza climatica”, afferma l’economista Maxime Combes. “La società è avanti rispetto al governo in materia di ecologia”, ha affermato il deputato europeo Yannick Jadot, “i governi sono spesso in ritardo perché sono attaccati ai giganti dell’energia, dei trasporti e delle infrastrutture”. Insomma, sembra che gli altri interessi economici abbiano la priorità.

Notato qualcosa? Sì, è di sicuro una lettura (molto) forzata, ma in ogni caso si tratta di una verità innegabile: i tre pilastri della sostenibilità – ambiente, economia e società – forse non sono solo “i pilastri della sostenibilità”, ma può darsi che siano anche l’indispensabile trio per il cambiamento. Se Nicolas Hulot rappresenta l’economia – in quanto collaboratore del governo – e l’ambiente – in quanto ministro dell’ecologia – si può notare come manchi il terzo tassello, la società, per una spinta forte verso un futuro sostenibile: la voce del popolo che non vuole più emettere tonnellate di CO2 per accendere una lampadina, la volontà dei cittadini che vogliono passeggiare per la città senza cercare disperatamente l’ombra sotto un albero che non è stato mai piantato, il futuro dei giovani che non vogliono riscaldare la Terra di 7°C.

Capito il problema? La volontà del popolo è indispensabile per il governo, ma se è troppo flebile chi può sentirla? I cittadini hanno il grande potere del consenso, con cui esercitano il diritto di voto per eleggere – in questo caso – il partito più ambizioso in termini di sostenibilità, ma possiedono anche la voce per spingere, dopo le elezioni, ancora di più verso le scelte giuste, e possiedono anche l’iniziativa per portare avanti progetti da privati cittadini: chi l’ha detto che il viaggio verso la sostenibilità è fatto solo da “grandi riforme”? Mai pensato, per esempio, di mangiare meno carne, o di installare nel tuo condominio un centro per la raccolta dei telefoni usati, o di non comprare più prodotti di plastica, o di usare solo la bicicletta e i mezzi pubblici? I “piccoli passi” non sono poi così male… se fatti dalle persone giuste. Se i partiti capissero quanto importante sia l’ambiente per i cittadini, i loro programmi sarebbero molto più ambiziosi a riguardo! Solo una mossa per prendere più voti? Può essere, ma iniziamo da questo, facciamo loro capire quanto davvero importante sia la sostenibilità per noi!

“Impegnarsi per il clima e la biodiversità è la sola modernità”, scrive su Twitter Nicolas Hulot per incoraggiare i partecipanti, “Un pensiero particolare a Jane Goodall e Edgar Morin e a tanti altri presenti al #ClimaxFestival. Non hanno ceduto alla rassegnazione. Seguirò il loro esempio”.

Ecco il contrasto: Nicolas Hulot può avere perso la speranza di poter cambiare qualcosa, ma c’è una donna – che Hulot stesso ammira profondamente – che da 60 anni lavora instancabilmente per l’ambiente. Come fa lei, Jane Goodall, 84 anni, una vita passata a contatto con la foresta pluviale, a non perdere la speranza? Nel suo messaggio per Brut elenca 5 ragioni sufficienti per sperare in un futuro migliore: la prima sono i giovani, in grado di portare cambiamento dopo aver vissuto e compreso il problema. Boyan Slat che abbandona gli studi per fondare The Ocean Cleanup con lo scopo di pulire gli oceani dalla plastica; Greta Thunberg che nella saggezza dei suoi 15 anni salta la scuola per protestare contro il parlamento svedese “fino a quando sarà in linea con l’accordo di Parigi”; l’intraprendente diciottenne Priya Mattal che fonda GroGreen Tech per connettere agricoltori e ristoratori ed eliminare gli sprechi di cibo; Pashon Murray, grandissima fan dell’economia circolare… e tantissimi altri!

La seconda è il cervello umano, la cui intelligenza può risolvere problemi prima insormontabili e inventare nuovi metodi per farlo: chi avrebbe immaginato di poter costruire le strade con i rifiuti di plastica anche solo dieci anni fa? O un metodo per generare elettricità diverso da una turbina idroelettrica a inizio secolo? O delle batterie grandi come case per stoccare l’energia in eccesso? Chissà quanti Elon Musk ci sono là fuori, tutti ancora da scoprire…

La terza è la resilienza della natura, che con un po’ di tempo e talvolta qualche aiuto esterno può ristorare habitat e specie sull’orlo dell’estinzione: il lupo che ritorna in Italia dopo decenni di minimi storici grazie all’”Operazione san Francesco” del Parco Nazionale d’Abruzzo e del WWF, le tartarughe marine che tornano a nidificare dopo 20 anni nella spiaggia di Versova, a Mumbai, dopo quello che l’ONU ha definito “il più grande progetto di pulizia (dalla plastica) di spiaggia al mondo” durato ben 3 anni…

La quarta sono i social media, grazie ai quali per la prima volta nella storia milioni di persone possono unirsi per alzare la voce contro il cambiamento climatico: come avrebbe fatto Maxime Lelong altrimenti? Come farebbe Free2Change? Fino alla metà del secolo scorso qualche stato europeo era sempre – sempre – in guerra con un altro: mai uomo del XVIII secolo avrebbe pensato alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (la CECA, il precursore della UE). La stessa cosa oggi: persone in Italia conoscono ragazzi e ragazze in Svezia, USA, Sud Africa, Giappone, Nuova Zelanda… impensabile venti anni fa! Uno più uno fa due dappertutto, eccetto che con le persone: se due condividono le loro idee, ne verrà fuori una terza ancora migliore. Gli esseri umani non seguono le leggi della matematica, e questo potere è ancora più forte grazie a internet.

Infine, la quinta è l’indomabile spirito umano, grazie al quale chi credeva di poter fallire ha invece trionfato. E il simbolo di questo è proprio Jane Goodall: nessuno negli anni ‘50 avrebbe creduto che una giovane segretaria di 23 anni avrebbe scoperto così tanto sugli scimpanzé, così tanto da arrivare a ridefinire il concetto stesso di uomo.

Dimissioni o non dimissioni, avete ancora dubbi riguardo a un futuro 100% sostenibile?

 

Pierluca Burcheri

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