Assemblea Nazionale Costituente di Fridays For Future Italia – 13.04.2019

“Fino a poco tempo fa se avessi detto di voler seguire una sedicenne svedese mi avrebbero denunciato per stalking o pedofilia”, non è vero che da noi non c’è sensibilità, “l’Italia è stato il paese con più partecipazione”. Così inizia il suo intervento il portavoce di Fridays For Future Brescia, e ha ragione: il La lanciato da Greta Thunberg ad agosto 2018 si è diffuso in una sinfonia su scala globale, ma in Italia si è davvero tramutato ne Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi. Dei quasi 2 milioni di studenti scesi in piazza in tutto il mondo per il Global Strike for Climate del 15 marzo, la metà era solo nel bel paese con i 100 mila partecipanti di Milano in testa, mentre sui social abbiamo l’onore di essere i follower di Greta più presenti. Proprio a Brescia, dove si aspettavano 1500 partecipanti, al Global Strike for Climate se ne sono presentati 15 mila, “non si vedevano tante persone a manifestare dal ‘74”, data della strage di Piazza della Loggia.


Siamo a Milano, nell’aula Magna Levi in via Valvassori Peroni 21 alla Statale, in occasione dell’Assemblea Nazionale Costituente di Fridays For Future (da qui FFF) Italia, e quello di Brescia non è né il primo né l’ultimo rappresentante dei comitati locali a parlare: per tutto il giorno, oltre 105 portavoce da altrettante città di tutta la penisola si susseguono sul palco per presentare la loro idea sul futuro del movimento, dalla definizione dei princìpi fondativi a proposte su possibili strutture organizzative su scala regionale e nazionale. Provengono da Nord e Sud e sono arrivati a Milano il giorno prima con macchine – rigorosamente riempite fino all’ultimo posto in un car pooling estremo – e treni, per cui emblematico è il caso della delegazione di FFF Messina – la stessa città colpita dalla violentissima alluvione del 2012 – con le sue 20 ore su rotaia spesso in condizioni disumane. Ragazzi e ragazze dimostrano una grande solidarietà nei confronti di tutti, offrendosi di dividere i costi di viaggio di chi è dovuto venire da lontano.

L’aula è gremita di persone – i posti a sedere sono 500 e sono molte le persone in piedi – e veniamo visitati anche dalle telecamere della televisione nazionale che evidentemente ha compreso la storicità dell’evento. L’età media è bassa, molti portavoce e membri dei comitati locali non hanno neanche vent’anni e si nota subito tra loro un dodicenne modenese, primo a scioperare nella sua città, accompagnato dal padre, ma non manca fra il pubblico qualcuno un po’ più grande (leggasi “giovani con qualche anno in più di esperienza”). La portavoce bellunese, che si distingue per eleganza e classe, ha 50 anni (cioè 20 più 30 di esperienza) e rappresenta il suo gruppo locale: durante il suo intervento coglie l’occasione per rammaricarsi del risultato del Referendum Popolare sulle Trivelle del lontano 17 aprile 2016, quando 2 italiani su 3 non erano neanche andati a votare, occasione imperdibile per potere cambiare le cose finita in un nulla di fatto. La giovinezza dell’evento, fra le altre cose, si nota dal fatto che molti portavoce hanno annotato i loro discorsi su cellulare, fatto inusuale fra le altre generazioni.

È il secondo giorno dell’evento, i ragazzi e qualche coraggioso ultraventenne hanno dormito nella stessa aula con materassini e sacchi a pelo, anche se qualcuno ha continuato a lavorare e confrontare proposte con altri gruppi fino alle 4 di notte, giusto per sottolineare quanto questi giovani abbiano voglia di mettersi in gioco alla faccia di tutte le accuse di essere una “generazione che vive con la faccia incollata allo smartphone” che “non prende mai la parola”: “Abbiamo degli ideali, ‘sta roba è super rara: facciamoci un applauso cazzo!”, il portavoce di Reggio Emilia esulta sul palco. Il giorno precedente molti di loro hanno partecipato, nella stessa aula, alla conferenza “Cambiamento climatico – Crisi e soluzioni”, in occasione della quale scienziati ed esperti, tra cui Elio Franzoli, Luca Mercalli in video messaggio, Sergio Marchese di Tempo Zero, Antonello Pasini di CNR Roma, Gianluca Ruggieri, l’agrometeorologa Francesca Ventura, il professor Stefano Caserini di Italian Climate Network e Mario Salomone hanno parlato di negazionismi, transizione ecologica, agricoltura, negoziati e giustizia climatica: tutto ciò costituisce un punto fondativo di tutto il movimento FFF, che rappresenta il tramite di contatto tra scienza, società e politica e sulla scienza si basa per prendere le sue decisioni.


L’obiettivo dell’Assemblea è tanto chiaro quanto titanico: definire la forma, la struttura, i contenuti e il futuro del movimento FFF Italia, ascoltando tutte le varie posizioni dei comitati locali e trovando un punto di incontro comune. Gli argomenti toccati sono tanti ma non discordanti, le proposte di tutti sono accolte con applausi.

Per prima cosa, FFF Italia viene definito come un movimento spontaneo di persone, facente parte di un movimento globale, nato da un sentimento comune a tutti i giovani che si uniscono contro i politici sordi. La sua provenienza è dal basso, e dal basso deve continuare ad essere mantenendo l’assoluta autonomia di tutti i FFF locali e affidando a FFF Italia solo un ruolo consultivo, sempre nell’ottica del “pensare globale, agire locale”. Si definisce come movimento politico, da polis cioè “agire per il bene comune” – come giustamente ricordato dalla portavoce di FFF Genova, il cui gruppo inizialmente è stato definito di “sfigati” dai passanti – ma apartitico, indipendente, democratico, trasversale e intergenerazionale – “Il nostro obiettivo non è salvare il pianeta ma salvare le prossime generazioni da chi ha trasformato la Terra in un’immensa sudicia società per azioni” da Cesena, la sostenibilità è alla base di questa affermazione.

FFF si allontana da ogni forma di capitalismo e da tutte le sue logiche di profitto a costi sociali e ambientali altissimi, così come da consumismo, fascismo, razzismo, sessismo e violenza. Deve essere un movimento di protesta ma anche e soprattutto di proposta – come precisato dal portavoce di FFF Siena, città carbon neutral dal 2014 ma con ancora un largo margine di miglioramento – per poi costituirsi come motore di cambiamento e fare da cassa di risonanza per trasformare queste idee in concretezza – “Non vogliamo fatti, vogliamo dichiarazioni…ops”, dice FFF Milano – nel più breve tempo possibile – “… magari un po’ prima del 2050 che fare le cose all’ultimo è sempre un po’ stressante”, il portavoce di Lucca deve essere un esperto di studio matto e disperatissimo per le interrogazioni del giorno dopo: “FFF è l’ultima occasione per non sputtanare l’unico posto dove la specie umana può vivere”, “C’è un elefante nella stanza, non possiamo più fare finta di niente, anche perché l’elefante sta per sedersi sopra di noi” (Brescia), “Vogliamo tutto e subito, non perché siamo giovani ma perché ce lo dice la scienza” (Sardegna).

L’obiettivo più urgente è l’estensione della partecipazione agli scioperi del venerdì – attività centrale e fondativa dell’intero movimento a cui dare continuità – nei Comuni dove esiste già un comitato FFF: il coraggio e la costanza della portavoce di Carate Brianza, un comune di 18 mila anime, sono commoventi, lei che rappresenta il gruppo FFF del suo paese cioè solo se stessa, dato che sciopera ogni venerdì, da sola, davanti al comune del suo paese, ma le “piacerebbe non essere più sola”. Altrettanto urgente è dare inizio agli scioperi nei paesi dove non ci sono ancora: “Vorrei parlare a nome di FFF Reggio Calabria, ma non posso, perché non esiste… Non saremo mai un movimento nazionale se non partecipa tutta la nazione, c’era persino il Molise che prendiamo sempre in giro!”. Tutto ciò in vista della massimizzazione della partecipazione in occasione del prossimo Global Strike for Climate del 24 maggio, magari coinvolgendo anche i sindacati e i lavoratori in modo tale che sia uno sciopero veramente globale: l’obiettivo è “bloccare il paese”, ribadisce Crema.

Le altre richieste e obiettivi sono chiari e semplici. Si parte dal rispetto dell’accordo di Parigi e dell’Agenda 2030, per arrivare a una riconversione ecologica e ad un Green New Deal tutto italiano. Gli obiettivi rimangono l’arresto dell’aumento della temperatura a +1,5°C e la decarbonizzazione dell’Italia entro il 2050, e per questo ci si oppone ai contradditori e antistorici sussidi alle fonti fossili, all’estrazione di petrolio nella provincia di Potenza – dove è in corso anche un processo contro lo stabilimento Eni di Viggiano,– alla posticipazione della chiusura delle centrali a carbone da parte di Enel, alle nuove trivellazioni in Liguria e alla TAP. Viene chiesto di cambiare il modello di sviluppo, che guardi verso l’economia circolare e verso l’abbandono dell’obsolescenza programmata degli apparecchi elettronici, anche in un’ottica di rinuncia da parte dei cittadini, rinuncia che possiamo fare volontariamente adesso o prima o poi “ce lo fa fare il pianeta” (Vittorio Veneto): in questo contesto è necessario scegliere come indici di sviluppo altri indicatori, come per esempio la Felicità Interna Lorda già adottata da paesi quali il Butan.

Per quanto riguarda la politica, l’obiettivo è di influenzare l’elettorato non su partiti specifici ma su specifiche politiche, in occasione soprattutto delle elezioni europee del 26 maggio. Da Fano – dove ogni venerdì puliscono le spiagge e i boschi – giunge la proposta di invitare a firmare alcuni impegni ambientali al governo prima delle elezioni, mentre Parma consiglia di spingere la politica a consultare una commissione scientifica prima di ogni decisione. In ogni caso, nel momento in cui FFF si troverà a contatto con la politica, è necessario proteggersi da ogni tipo di strumentalizzazione, pericolo da sfatare facendo informazione, mantenendo il contatto tra il network e la scienza, parlando con toni radicali, perché “Se un’istituzione ti chiede di parlare ti sta già prendendo per il culo perché ha già tutti gli strumenti per capire”, come ricorda con toni molto eleganti la portavoce di Firenze: “Non ci rappresenta nessuno. Non abbiamo nessuna bandiera”.

Nel campo dell’istruzione un tema ricorrente è rappresentato dalla necessità di aggiornare l’intero sistema educativo: “Che cazzo ci andiamo a fare a scuola se ci insegnano a riprodurre lo stesso modello di sviluppo che ci ha portato qui?”, ruggisce dal palco il portavoce di Salerno a cui segue un boato di applausi. Viene suggerito di istituire il corso di Educazione Ambientale in tutti i livelli delle scuole e si riconosce che sia necessaria una rivoluzione culturale dal basso, a partire proprio dalla scuola e dagli insegnanti.

Si parla poi di smart mobility: incremento dell’utilizzo delle biciclette, car e bike sharing, car pooling, trasporti pubblici migliorati, molto più economicamente accessibili e meno climalteranti sono rivendicazioni comuni a tutti i comitati, soprattutto da parte del portavoce di Messina che soffre ancora dai postumi delle 20 ore di treno che ha dovuto subìre.

Il primo a parlare di plastica è l’elegantissimo, nell’abito e nel linguaggio, portavoce di La Spezia, seguito poi da altri tra cui Cesena – dove proprio durante la stessa giornata è stata organizzata una pulizia delle spiagge, – Parma e Venezia: propongono di iniziare a diminuirne il consumo a partire dalle università dove è necessario aumentare gli erogatori di acqua potabile. Sul fronte del packaging, la portavoce di Parma propone di incentivare le sfuserie, cioè i mercati che vendono generi alimentari non impacchettati.

Il tema delle grandi opere fa scaldare la sala, il grido di giovani che nelle devastazioni ambientali ci sono nati è chiaro e categorico: no alla TAV, no alla TAP, no alla A31, no al Mose. Tutti i soldi spesi in queste opere “dannose e inutili” potrebbero essere spesi per finanziare la transizione e per migliorare gli edifici pubblici, magari convertendoli in Net Zero Energy Buildings – edifici talmente efficienti da poter produrre tutto il fabbisogno di energia in loco tramite rinnovabili – di cui si era parlato nella conferenza della sera precedente, e per rimboschire e riafforestare il territorio, eventualmente incentivando economicamente la piantumazione e opponendosi alla cementificazione sconsiderata di cui città come Alessandria soffrono da tempo.

Si parla anche di diritti degli animali e di allevamenti intensivi, ai quali è necessario bloccare i finanziamenti pubblici. Al contrario, è necessario tutelare i piccoli produttori, incentivare la diffusione di giardini botanici urbani, dire no ai pesticidi e alle multinazionali che distruggono le attività locali e aumentano i flussi migratori.

Infine, quello della giustizia ambientale e climatica è un tema caldo soprattutto per i portavoce del Sud Italia e delle Isole: “Non è vero che siamo tutti sulla stessa barca, c’è una minoranza che sul cambiamento climatico ci guadagna”, grida il portavoce della Sardegna i cui portavoce hanno deciso di presentarsi come Regione, i poveri pagano molto di più dei ricchi gli effetti dei cambiamenti climatici e delle devastazioni ambientali, per cui è necessario far pagare i responsabili e porre fine al ricatto tra scegliere un lavoro in una azienda inquinante e riuscire ad arrivare a fino mese, o seguire i propri ideali ambientali e non riuscire a portare il pane sulla tavola. Sullo stesso tema ma in scala più globale, il portavoce di Bolzano annuncia che il suo comitato FFF locale ha già dato inizio a una raccola fondi per il Mozambico, paese colpito più di altri dagli effetti dei cambiamenti climatici.


Questi sono i temi affrontati dai portavoce dei FFF locali, quello di cui sopra non è né il Manifesto né il report dell’Assemblea, è solamente una sintesi scritta da Free2Change di tutti i temi toccati durante la giornata. In effetti, anche il report scritto dal gruppo Comunicazione non è che una primissima bozza che accomuna il pensiero di ciascuno scioperante. In questo senso il futuro di FFF Italia è incerto: non è chiaro quale struttura interna si darà il movimento, non è deciso come la suddivisione tra le commissioni tematiche sarà effettuata, non è neanche ancora definito il vero Manifesto di Fridays For Future Italia. A Milano si sono gettate solo le linee guida con la stesura di questo documento definito «report», che contiene il «chi siamo» e il «dove andiamo» a cui tutti i FFF locali si attengono.

Altre cose, però, sono molto più chiare e definite. Una di queste è la località della prossima Assemblea Nazionale, questa volta al Sud, che si terrà a Napoli che offrirà generosamente pizze e babà a tutti, contro i quali niente hanno potuto il malloreddus e il pane carasau sardi. L’altra, più importante, è che questo primo incontro nazionale fra i FFF locali, seppur con un risultato incompleto, non può che essere un successo: gli striker si sono visti in faccia, si sono presentati e conosciuti e, senza alcun dubbio, sono tornati alle loro città molto più motivati e decisi a portare avanti la loro battaglia, che può essere definita tutto tranne che silenziosa: “Dobbiamo essere la goccia che sarà l’inizio della tempesta” dice la portavoce di Firenze, una tempesta che le petroliere vedono già delinearsi all’orizzonte. Tutti i ragazzi e tutte le ragazze sono proattivi e determinati: “Noi non possiamo entrare nei libri di storia come quelli che ci hanno provato, ma come quelli che ci sono riusciti!”, giunge da Livorno, “… non si può morire di clima!”.

Noi di Free2Change non possiamo che esultare di fronte a simili imprese. Soprattutto perché, per casualità o particolare attenzione a queste tematiche, abbiamo cominciato a seguire la battaglia di Greta Thunberg fin dalla prima settimana del suo sciopero dalla scuola di fronte al Parlamento svedese, quando ancora era una sconosciuta ragazza quindicenne senza alcun seguito. La nostra promessa di tenere i follower di Free2Change aggiornati sui suoi eventuali sviluppi cade nel ridicolo se si pensa a quali assurde e inaspettate conseguenze sia riuscita ad ottenere, inimmaginabili solo qualche mese fa. A partire da una singola persona neanche maggiorenne si è sviluppato un movimento su scala globale costituito da milioni di giovani e meno giovani, studenti e scienziati, ognuno con i suoi talenti, ognuno con le sue capacità da mettere in gioco nella battaglia per il clima, cioè la guerra per il futuro.

Non c’è bisogno di ricordare quale sia la potenza di questa rete mondiale, dal momento che, come ricordato dal portavoce di Milano, “Le formiche, quando si mettono d’accordo, spostano un elefante”.

Change is coming.


Per leggere il report di sintesi: https://bit.ly/2PlrqiZ

Pierluca Burcheri

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