AGGIUNGI (CO2) AL CARRELLO – L’E-COMMERCE E I SUOI EFFETTI SUL CLIMA



Gli uomini scambiano denaro contro beni e servizi fin dal VII secolo a.C. - li commerciano in altre forme, come il baratto, fin dall'alba dei tempi - e le modalità con cui questo scambio avviene sono rimaste sostanzialmente invariate per circa duemilaseicento anni. Gli acquirenti convengono in un luogo dedicato all'attività di scambio, valutano de visu l’oggetto di loro interesse e, se il prezzo è coerente con loro aspettative e budget, acquistano, facendo poi ritorno a casa.



Con l’avvento del World Wide Web, tutto questo è cambiato. Radicalmente e a una velocità inaudita. Amazon ed eBay sono nate tra 1994 e 1995, Alibaba è stata fondata nel 1999, eppure nel 2018, vent'anni dopo, il 50% dei consumatori ha effettuato più acquisti online che in negozi fisici (fonte Statista) e circa 1.8 miliardi di persone hanno acquistato qualcosa sul web, alimentando un mercato da 2800 miliardi di dollari annui (più del PIL di Francia e Italia).
L’acquisto online ha consentito di abbattere i vincoli di tempo, spazio e asimmetria informativa (è possibile comprare qualcosa solo se si sa dove trovarlo) legati alla compravendita di prodotti. Chiunque abbia una connessione internet può conoscere, comparare e vedersi consegnato a casa in pochi giorni (o addirittura ore) qualsiasi prodotto, dall'elettronica di consumo ai libri, dal cibo ai capi di alta moda, senza il minimo sforzo e quasi sempre con evidenti vantaggi economici rispetto all'alternativa del negozio fisico: è l'Amazon effect.



E gli effetti ambientali di questo nuovo modello di consumo sviluppatosi in meno di vent'anni eppure già in grado di rivoluzionare un settore millenario come il retail?

Non c'è una risposta univoca a questa domanda, si tratta di un fenomeno complesso e fortemente dipendente da numerose condizioni a contorno.



Partiamo da un caso base e da una prima conclusione intuitiva: le emissioni (di CO2, particolato, NOx etc.) legate al trasporto di una tipica "spesa" settimanale al supermercato sono decisamente inferiori se a consegnare la stessa è un unico veicolo , tipicamente un furgone, che consegna la merce acquistata (via web chiaramente) casa per casa seguendo un percorso ottimizzato, rispetto al caso in cui i singoli abitanti si rechino al supermercato e tornino con la loro auto. Questo lo afferma la University of Washington - quantificando il risparmio di CO2 tra il 20 e il 70% - ed è ben sintetizzato dal seguente schema:



Semplice vero?

Proviamo ad aggiungere qualche variabile al problema.

Immaginiamo che gli abitanti non si fermino alla spesa settimanale, ma vogliano acquistare anche abiti (il primo gruppo merceologico per acquisti online), elettronica, videogiochi. Che abbiano la possibilità di restituire la merce a costo zero - anche in termini di tempo necessario a farlo - infinite volte. Che non si fidino di una semplice immagine rappresentativa sul sito web, ma vogliano toccare il prodotto con mano in un negozio fisico, prima di acquistarlo. Infine la consegna deve avvenire entro un giorno dall'acquisto. Meglio ancora se entro poche ore.



Lo riconoscete: è il modello di shopping online a cui siamo (comprensibilmente) assuefatti, anche perché non ci rendiamo conto - e pochi ci aiutano a farlo - del suo impatto ambientale.

Il MIT Center for Transportation & Logistics ha provato a ricostruire la complessità del fenomeno con uno studio articolato, in cui ha ricostruito le emissioni legate all’acquisto di un giocattolo negli Stati Uniti in base a diverse modalità di acquisto:

  • Traditional Shopper (TS): acquista solo in negozio, “impatient” nel caso in cui si visiti un solo negozio per l’acquisto del prodotto, e non si compiano multipli trasferimenti, “e-informed” nel caso in cui si cerchi preventivamente il gioco online
  • Modern Shopper (MS): è l’acquirente che prima si informa di persona in negozio, tocca con mano il giocattolo ma poi lo acquista online, tipicamente per risparmiare. E’ “impatient” se opta per la consegna rapida
  • Cybernaut ( C): acquista online senza recarsi in negozio, “impatient” se opta per la consegna rapida, “quick return” se restituisce anche il giocattolo al negozio fisico più vicino (ipotesi forse ottimistica, che non tiene conto di una seconda consegna del giocattolo sostitutivo)



N.B. Nella figura i colori indicano la fonte di emissioni.



Figure 2: Detailed carbon footprint of the buying process of a toy in an urban area



Appare chiaro, assunzioni sottostanti a parte, che solo in un caso su 6 le emissioni da e-commerce sono inferiori a quella tramite modalità di acquisto tradizionale: quello in cui non si restituisce la merce e non si ha fretta di vederla consegnata rapidamente a casa.

Lo schema più oneroso (MS) è invece probabilmente quello oggi più popolare, se si pensa a come - soprattutto le generazioni più giovani e anche più sensibili alle tematiche ambientali - acquistano abiti, scarpe, cellulari e più in generale a come vengono gestiti gli acquisti nella loro totalità.

Si acquistano i principali generi alimentari e prodotti per la casa al supermercato, si fanno multipli acquisti online (solitamente meno prioritari) distribuiti nel tempo, mentre per l’abbigliamento si opta per un mix fra negozi fisici e virtuali.



Ma questo - e molti altri - studi di settore ci permettono di concentrare l’attenzione sui notevoli margini di miglioramento nel nostro modo di fare acquisti mirando alla sostenibilità, ecco quali sono: 



  • Il tempo è CO2: minore è il tempo in cui vogliamo vedere consegnati i nostri pacchi, maggiore sarà il livello di stress che eserciteremo sul sistema logistico “dell’ultimo miglio” quello più costoso e sfidante per le aziende. Questo si traduce in più frequenti trasporti aerei intercontinentali (i più inquinanti), un maggior numero di furgoni di piccola taglia che, in preda alle scadenze imminenti, circoleranno in città con un carico non ottimizzato, seguendo un percorso non ottimizzato e generando più traffico - e quindi inquinamento - pur di consegnare nel tempo prestabilito. Morale: la consegna gratuita in due ore non è veramente gratuita, sicuri che ci serva davvero?
  • Il pacco è CO2: osservando la percentuale di emissioni dovuta al packaging nel caso di acquisti online, notiamo che può arrivare a coprire il 50% del totale. Se da un lato le grandi società di e-commerce stanno lavorando su scatole sempre più resistenti, leggere e sostenibili (per farlo Amazon ha assunto degli ingegneri che prima si occupavano di materiali per applicazioni aerospaziali e militari), dall'altro noi possiamo limitare il numero di scatole accumulando nel carrello più prodotti (possibilmente provenienti da fornitori della stessa area geografica) prima di effettuare un acquisto, in modo che vengano imballati insieme (questo aiuta anche a ridurre il numero di consegne).
  • Il viaggio è CO2: non necessariamente acquistare online "senza fretta" e lasciando lievitare il carrello è l’opzione più sostenibile. La barra blu dei casi TS e MS può essere notevolmente ridotta se si sfrutta lo stesso spostamento per effettuare acquisti multipli e addirittura azzerata se si opta per uno spostamento a piedi o su due ruote. In alternativa, meglio optare per servizi di e-commerce che utilizzano flotte di veicoli elettrici o sistemi di consegna "dell'ultimo miglio" sostenibili, come biciclette o droni.



Con un mercato dell’online shopping destinato a raddoppiare in due anni e un settore dei trasporti che rivaleggia con quello della generazione elettrica per la maglia nera di emettitore numero uno, le conseguenze delle nostre scelte individuali di fronte alla schermata "Procedi all'acquisto" peseranno sempre di più sulle sorti del nostro clima.

Simone Prato

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